Ti porterò dove tu vorrai
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- Categoria: Ipnosi
- Pubblicato Lunedì, 10 Ottobre 2011 21: :06
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Dopo quasi un anno di studio, eccomi a rileggere gli articoli vecchi e a scrivere i nuovi. Non so ancora quanti, né esattamente l'ordine o cosa. Scrivo perché sento che è giunto il momento per riflettere e riavvolgere il nastro degli eventi.
Negli ultimi mesi, fra alti e bassi, mi sono impegnato ad imparare tutto il necessario per ipnotizzare me stesso e le persone, oltre ad osservare molto più attentamente i comportamenti e meccanismi naturali e innati, e anche quelli imparati e trasmessi attraverso le generazioni.
Uno dei meccanismi più interessanti, ma apparentemente dissociati, è la capacità di dimenticare e perdonare, caratteristica personale che varia da persona in persona e non è paragonabile con altre. Non si potrà mai dire: "so perdonare o dimenticare più di te". Se nel dimenticatoio finiscono tutte le cose materiali, il perdono è strettamente correlata alla convivenza e allo smaltimento di piccoli o grandi conflitti. Spesso si confondono, e esperienze che si dovrebbero perdonare, si dimenticano, oppure si perdonano fatti materiali. Questa confusione crea precedenti anomali che spuntano quanto meno si aspetta.
Ad esempio, una persona normalmente tranquilla e ragionevole potrebbe comportarsi in modo arrogante e rabbioso con alcune persone, ma non ricordare il motivo, proprio perché i veri motivi non sono mai stati perdonati, ma dimenticati. Dimenticare è molto più comodo, perché si cancellano i sentimenti dalla mente, senza associarli a un ragionamento più profondo.
Similmente, la vista di oggetti può causare una serie di manifestazioni emotive, dove invece dovrebbero essere assenti, come ad esempio tristezza o la ridarella in presenza di oggetti o luogi particolari. In questi casi, gli oggetti o luoghi sono stati associati a esperienze emotive "perdonate", e sono quindi sorgente di tante sorprese sia positive che negative, ma assolutamente inspiegabili.
Lo studio dell'ipnosi comprende soprattutto la scoperta del dimenticato e del perdonato e trovare e applicare metodi che permettono alle persone di smistare e rielaborare le emozioni relative. Tecnicamente parlando, sono metodi per ammorbidire le resistenze e abbattere i muri interni, consentendo l'osservazione indisturbata del reale soggetto.
Chi si occupa della vendita, conosce i vari modi per avvicinarsi ai clienti indecisi e sa individuare a distanza il metodo più adeguato. Quando si pratica l'ipnosi, non si hanno sempre queste possibilità, perché è necessario svolgere un compito in un determinato contesto, dove viene percepito dal paziente come un ostacolo, nemico o al massimo una figura curiosa. Fra amici invece regna il divertimento a tutti i costi, il pregiudizio che tutto sia possibile e soprattutto il protagonismo. Nella massa, tutto questo non accade, nessuno sa perché ci sei e nessuno si interessa delle osservazioni.
In privato, l'autoipnosi è ostacolata da diversi fattori, soprattutto dall'ingiustificata paura di sbagliare. Non va confusa con l'autosuggestione, che può essere sia dannosa che pericolosa. Ripeto: in questo articolo parlo esclusivamente di ipnosi.
In realtà, l'autoipnosi è il modo migliore per avvicinarsi all'ipnosi in genere, perché nessuno di noi sa meglio cosa vogliamo. Non sono necessari stratagemmi speciali per andare dritto a segno, perché noi siamo e saremo sempre uniti con noi stessi. Ad esempio, per raggiungere uno stato di rilassamento dobbiamo solo fermarci, abbassare le braccia, ripassare mentalmente la fase del sonno che ci porta ogni giorno a dormire. E probabimente già si dorme.
Non c'è nulla di male, anzi. Quando si riesce a dormire in questo modo, si è portato a segno il primo compito in assoluto: essere confidente con se stesso. Non immaginate quante volte mi sono addormentato subito ... e pensare che normalmente mi ci vogliono almeno 30 minuti.
Una volta compreso il meccanismo, addormentarsi diventa quasi automatico. E' dunque giunto il momento di variare la strategia e aggiungere qualche elemento, come ad esempio svegliarsi al prossimo tocco della campana. Non è così facile come suona. Non è sufficiente dire: voglio svegliarmi quando suona la campana. Sarebbe un suggerimento troppo diretto. Piuttosto è utile andare sotto il campanile quando suonano tutte le campane. In questo frastuono si cerca di imparare cosa si farebbe per sfuggire al rumore, e uno è alzarsi e camminare via. Bisogna comprendere cosa vuole fare il corpo per risolvere il problema, perché sia il sonno che la sveglia sono cose che riguardano solo ed esclusivamente il corpo. Non è uno stato d'animo.
L'ipnotista impara una marea di meccanismi attivi e passivi del corpo, e trasforma queste esperienze in parole e pensieri ipnotiche.
Mentre non è necessario ricorrere a stratagemmi linguistici con noi stessi, lo è con gli altri. Chiunque si lascia ipnotizzare lo fa perché è attratto dal flusso delle parole, che suscitano in lui sentimenti forti. La tecnica dell'ipnosi cerca di comprendere l'intensità dei sentimenti senza chiedere direttamente, ma attraverso l'intuito. L'intuito viene più forte nelle persone che conosciamo, per cui viene quasi automatico di provarci con gli amici e famigliari.
Quando si conduce una sessione di ipnosi, raramente lo si fa consapevolmente. La regola sta nel drift di una discussione verso la reciproca intesa, dove nessuno si impegna veramente nell'argomento trattato, ma nel far sentire l'altro a suo agio. Ad esempio nel flirt. Ognuno di noi ha un modo per rendersi attraente e conduce quindi una sessione di ipnosi dove l'altro cede e lascia cadere le protezioni. Nel contempo l'altro fa lo stesso con noi. E così nasce l'amore.
Già da questo esempio si vede benissimo, che la parola introduce e produce uno stato fisico. L'arte dell'ipnosi sta nel viaggio mentale del benessere altrui e condurlo in modo che il viaggiatore percepito non sia l'ipnotista, ma l'oste stesso. Le parole: "ti condurrò dove tu vorrai" ci connettono direttamente al benessere, gentilezza e comprensione.


